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Lunedì 01 Dicembre 2014

Il panorama del cambiamento


A partire dagli Anni ’70 del ventesimo secolo – “L’ERA DEL DISCONTINUO”, secondo l’analisi di Peter Drucker – i sistemi economici hanno conosciuto un profondo processo di trasformazione, che ne sta ridefinendo vocazione e prospettive: si tratta di un cambiamento strutturale, che coinvolge fortemente il sistema di impresa, al quale si richiede una capacità di adattamento a situazioni in rapida evoluzione e un dinamismo mai sperimentati prima.

Il cambiamento continuo è divenuto una
costante nei processi di sviluppo delle imprese, uno stato permanente con cui bisogna convivere e che bisogna imparare a gestire, destinato a esercitare una forte influenza sulla strategia delle imprese vincenti.

Le
ragioni del cambiamento debbono essere lette in una serie di fenomeni – a volte indotti dalla volontà dell’uomo, a volte spontanei – tra cui, in primo luogo, l’innovazione tecnologica diffusa: una vera e propria rivoluzione, che ha portato a quella che è stata definita come società post-industriale.

Altri fattori che hanno determinato l’attuale situazione sono il
processo di globalizzazione, l’ingresso di nuove aree geo-economiche sulla scena internazionale, il riassetto mondiale del sistema industriale e il riequilibrio fra le potenze economiche mondiali.

I fenomeni citati hanno generato una serie di complessità tendenti a ridurre i margini di redditività delle aziende, in particolare
instabilità sul piano socio-economico, discontinuità nell’evoluzione dei mercati, proliferazione dei prodotti e, di conseguenza, un’offerta superiore alla domanda, infine, imprevedibilità nei comportamenti dei consumatori, più esperti, più attenti ai temi della qualità, del rapporto tra costi e benefici, in generale più informati.

L’impresa opera in un contesto di “dominio della domanda”, costantemente soggetta alla spinta di una forte
pressione competitiva e, di conseguenza, con l’impellente necessità di trasformarsi per produrre valore e potersi confrontare con il mercato in termini di competitività vincente. Ciò richiede, in aggiunta alla capacità di innovazione di prodotto e di processo, l’adozione di strategie di revisione e adeguamento dei set-up produttivi, che, di fatto, si traducono in deindustrializzazione e delocalizzazione, ovvero la dismissione e lo spostamento di unità manifatturiere in aree geografiche a minor costo di mano d’opera, l'orientamento verso la “lean organization, ovvero verso strutture organizzative più snelle e flessibili e l'incremento dell’outsourcing, ovvero il trasferimento verso strutture produttive esterne di componenti che non risulta più conveniente produrre internamente.

 

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